domenica, 23 marzo 2008
Partendo dal presupposto che non esistono presupposti validi come giustificazioni delle parole insensate che comunque voglio tirare fuori per forza anche se mi perderò tutte le virgole e i punti alla fine a me che interessa, questa cosa scritta, queste lettere in fila, non sono mica scritte per questioni comunicative, niente comunicazioni, pausa della comunicazione, comunicazioni interrotte, silenzio radio. Pausa, il mondo esterno manda segnali, rispondo e torno.
Ognuno ha le espressioni che si merita, dico parole, non espressioni facciali, del viso, degli occhi. Verde verde verde, prato, camicia, righe. Non so, cioè, non so non è vero, io so benissimo, solo che non ve lo posso dire, mi spiace, qui il flusso di coscienza si blocca, ma insomma, non posso essere sempre un libro aperto. E dire che non lo sono quasi mai. Solo in determinate, rarissime ormai, situazioni le parole mi scappano e mi perdonerai spero. Che poi più che altro fanno male a me, rimbalzano o fanno pluff nel vuoto, la maggior parte delle volte. Togliersi quello sguardo dagli occhi, dico, ma le persone non ci pensano su due volte prima di avere occhi diversi da quello che dicono? probabilmente sì. Io riesco solo ad avere una voce diversa, magari, toni, provo a mordere il labbro e a tirare testate contro il muro, così magari li chiudo, gli occhi, una buona volta.
Buffo, davvero buffo, i baci perugina mi pigliano per il culo, parlano di ragione amore e speranza. Ogni creatura sulla terra quando muore è sola, pure prima, se se la sceglie la solitudine, che si può essere soli sempre, anche con il mondo attorno, è una forma mentis forse, più che uno stato. Cambio pelle, da domani, ho già iniziato, in verità, si sa, è primavera. So che lo sto ripetendo troppe volte per esserne convinta davvero, ma, giuro, è primavera. e io mi preparo. Io sono l’estate, sono luglio, sono il caldo torrido che brucia la pelle. E’ che il sole mi mette addosso una voglia di vivere che nemmeno a cercarla nel verde. Basta con questa ossessione del verde. Basta, davvero. Sentite un po’, ve ne sarete accorti anche voi (chissà perché oggi mi rivolgo a un voi immaginario), io a dire basta non sono capace, non mi posso snaturare, non posso andare contro quello che sono, quindi, macchina a tracolla, piedi in terra e camminare, da sola, perché insieme no, perché il sorriso vero c’è solo nei sogni.