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mercoledì, 16 aprile 2008
Carlo Levi, Paura della libertà.
Un saggio (scritto nel 1939 e pubblicato da Einaudi solo nel 1964) sulla ricerca del perchè del distacco degli intellettuali borghesi dalle masse, la colpa di essersi lasciati in pratica sostituire dal fascismo, la paura della passione e della responsabilità che porta ad adorare quanti ce ne privino e ce ne liberino, il bisogno di un ordine esteriore da assumere a riprova della inesistente moralità.
"La crisi del mondo moderno, che dura da decenni, ed ha i suoi inizi in tempi ormai assai remoti, è giunta al suo punto estremo e tragico, a quello che non conosce altra soluzione che la rinascita, o la morte; per ogni stato, per ogni istituto, per ogni uomo.
La crisi è di tutte le attività umane: della politica come della morale, dell’arte come dell’economia, della tecnica come della religione; poiché essa è crisi totale dell’uomo. Ogni atto che non si rivolga all’uomo intero è destinato a inasprirla, e a fallire.
Crisi è la perdita di senso dell’unità dell’uomo. All’individuo astratto si contrappone la società astratta; al soggetto vuoto, l’oggetto indeterminato; alla cieca conservazione, il cieco sovversivismo; al privilegio di una falsa libertà, l’atroce tirannide dello Stato di massa. Liberalismo e socialismo, che valgono solo come aspetti distinti di una stessa realtà, sono posti come esigenze opposte, e perciò hanno perso ogni significato. Fra l’uomo e la massa, fra l’individuo e lo Stato, è rotta ogni possibilità di rapporto.
I tentativi di risolvere la crisi dall’esterno sono disperati e rovinosi. Non vi è conciliazione possibile finchè la scissione è nel cuore dell’uomo."
giovedì, 10 aprile 2008
No, oggi no, mi son finiti i sorrisi, sono solo stanca, ho l’umidità nelle ossa, anche un po’ nel cuore forse, un cuore un po’ da strizzare. Sicuramente. Non so sopravvivere le giornate cupe, non so proprio, non posso, mi offendono, mi privano. Oggi è una di quelle giornate in cui le mezze vie di mezzo perfette ieri diventano insopportabili. Maledette vie di mezzo, oggi vi odio. Oggi o tutto o niente. Tutto possibilmente, tutto di tutto, grazie. Prego, non c’è di che. Qualsiasi cosa parli, faccia rumore, tenti di interagire con me è un sobbalzo di brividi di astio. E non mi va quello che vedo lì dentro, c’è un personaggio fatto di frasi, di atteggiamenti, vedo tutte le armature, ma non penso di poter sciogliere quelle degli altri senza spogliarmi della mia, per questo tengo ogni cosa al suo posto. Quindi piano piano scemiamo e non siamo mai esistiti e non valiamo niente, non ricordiamo niente, perdiamo brividi e sospiri, ci addormentiamo sul fianco opposto senza accorgercene, ci si spengono gli occhi, si raffreddano le mani, i profumi diventano bagnoschiuma e le persone non sono più nell’aria, ma solo corpi con due piedi per terra e una testa sulle spalle?
Balle, un barile pieno di balle, non ci credo, anche se a volte non ti vedo.
Si può sempre parlare del tempo.
Oggi ha piovuto.
Sì, c’ero anch’io.
Non ti sfugge nulla.
È tutto sotto controllo, va tutto bene, non è questo il punto, è solo che non posso fare il passo successivo, non voglio nemmeno farlo e sarebbe invece così naturale.
Domani vorrei avere una finestra aperta da cui stupirmi del sole caldo, invece pioverà, sarà per un altro giorno.
lunedì, 07 aprile 2008
il tempo si raggomitola su sè stesso, come me, non ha nulla di proprio oltre alle istanze, null'altro da spargere nello spazio se non inutili e impalpabili astratti pensieri. si assottiglia la linea di confine tra il pensare e lo stato d'essere, l'umore è tutt'uno con un sorriso, la luce si trasforma in energia e l'energia scema nella fatica, il corpo rigenera nel sonno e la mente nel sogno. il sole scalda le spalle che un tempo reggevano capelli pesanti di ombre, giorni scarni e tutti uguali arriveranno più in fretta di quanto ci si possa immaginare. non che questo significhi che è tutto inutile. anzi, la prospettiva di un dolore annunciato forse rende meravigliosamente dolci i giorni che lo precedono, come gli ultimi giorni di un condannato a morte, anche se non sarà una vera condanna a morte. credo solo in ciò che vedo e nelle parole e vedo fiori ed erba nuova e luci e colori e foglie appena nate di un gelsomino che con l'estate fiorirà. sulle parole dobbiamo ancora lavorarci un po'.
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