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martedì, 25 dicembre 2007
Jorge Luis Borges mi ha promesso l' altra notte
di parlar personalmente col "persiano",
ma il cielo dei poeti è un po' affollato in questi tempi,
forse avrò un posto da usciere o da scrivano:
dovrò lucidare i suoi specchi,
trascriver quartine a Kayyam,
ma un lauro da genio minore
per me, sul suo onore, non mancherà...
Giunti a natale duemilaesette, dopo venti natali, si decide di riciclare e, quindi, inserire il caro vecchio cd "natale2004" nel mangia-cd (nel senso che a volte proprio non te li restituisce più) questo è il risultato:
Itchycoo park - Small Faces
Sunday morning - Velvet Underground
Good Vibrations - Beach Boys
Surfin' U.S.A. - Beach Boys
Here comes the nice - Small Faces
Teenage Wasteland - The Who
Enjoy the silence - Depeche Mode
Last Christmas - Wham!
Wishin' on a star - Paul Weller
Tainted Love - The Clash
So far away - Dire Straits
London callin' - The Clash
Romeo and Juliet - Dire Straits
Sultans of swing - Dire Straits
Should I stay or shoud I go - The Clash
Lovesong - The Cure
martedì, 18 dicembre 2007
ho addosso un profumo non mio, lo porto in giro per non ricordare, per assuefarmi dolcemente e poi lavarlo via. i letti cambiano, il mio ora è grande e mi ci perdo, ma sul cuscino ci sono sempre io, sempre l'odore dei miei sogni. a volte parlo male, mi vesto male, perchè proprio non riesco a fare altro che accozzare colori e vestiti alla faccia del buon gusto, a volte sbaglio lunghezze, sbaglio passi, manco marciapiedi. oggi ho visto il cielo pulito, ma non c'era il sole e ho pensato che non voglio essere un cielo pulito senza sole. eppure bisogna lavar via le nuvole prima o poi, prima o dopo, sempre troppo tardi. non ho addosso pensieri, solo sorrisi, gocce di rabbia e di orgoglio ferito, ma le ricaccio indietro, le asciugo e non ci sono più. le mie scarpe stupide aspettano autobus per tempi che sembrano infiniti e gli occhi rileggono parole, arte, già letta, arte antica eppure un tempo così tangibile e reale. certo, io adoro immedesimarmi.
e mi dico sempre che da oggi non sbaglio più, da oggi non lo faccio più. dico sprecherò meno parole, saprò andare a tempo con le vite degli altri e affiancarli con armonia, non irrompere e dover poi fuggire.
mi dico sempre che avrò più tempo e camminerò più piano, poi me ne dimentico e di nuovo lo prometto a me stessa. si dice vivere alla giornata, si dice oggi mi va bene così, domani magari no. oggi non alzare nemmeno lo sguardo mi viene naturale, oggi mi rifugio senza sforzi, oggi non sento nemmeno i lupi alla porta.
giovedì, 13 dicembre 2007
chi è rimasto vivo e umano
sotto questa città che ingoia la madre terra
e ci incornicia il cielo
coi suoi fili intrecciati,
le sue nebbie arancioni?
chi riesce a camminare la notte,
senza vedere i lampioni,
immaginare la luna?
chi urla sopra i rumori,
chi getta la musica sopra le macchine
chi prende le strisce pedonali per righe d'un quaderno?
chi getta semi al vento?
perchè io non vedo forire il cielo.
vorrei fogli grigi d'asfalto,
disegnarci i miei passi
intrecciando cavi elettrici.
arrotondare per difetto tutti i cornicioni
e allargare un po' il cielo
prendere i bordi e stenderli, solo un po'.
staccherei pietre di pavè per farne poltrone marroni,
abbasserei un lampione a caso di via san vittore
e mi siederei lì, a leggere
come in un salotto,
tutti i rumori offuscati,
perchè sarà un sogno,
forte di musica,
parole
e utopia.
sabato, 08 dicembre 2007
Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.
volevamo liberare il mondo dall'ignoranza e dall'opacità, svegliarlo, svelare il velo di Maya, squarciare la patina di ciecità per raggiungere l'infinito, volevamo purificare e vivevamo l'utopia come fosse il pungolo che ci svegliava ogni mattina. eravamo inconsapevoli e sfacciati, l'enorme impossibilità della nostra impresa non ci sfiorava assolutamente e progettavamo filosofie grandi e impotenti senza saperlo.eravamo allibiti dell'ostinazione degli altri che non scorgevano l'assoluta urgenza del cambiamento, della "rivoluzione culturale". non conoscevamo nulla, ma conoscevamo i nostri cuori, le nostre aspirazioni. nulla ci feriva, perchè, di fatto, tutto doveva ancora avvenire, eravamo puliti, giovani, immortali, potenzialmente eravamo tutto, eravamo materia plastica che gli eventi e i sentimenti poi avrebbero plasmato. come tutte le generazioni venute prima di noi credevamo fortemente che noi saremmo stati diversi, che noi avremmo fatto la differenza. non conoscevamo finzioni nè bugie, vivevamo in un mondo in cui difendere sè stessi dagli altri era un concetto assolutamente inconcepibile, eravamo una schiera di alleati verso l'esterno che ci cozzava addosso e percepivamo come una minaccia, ma nessuna lotta intestina scombinava i nostri ranghi.
ora vince l'individualismo e se anche qualche volta riaffiorano le speranze dobbiamo tenerle rinchiuse in noi, sono di vetro e nessuno sa più come maneggiarle, ora che gli inverni ci hanno raffreddato i cuori e le nostre tensioni spezzate sono state derise e il nostri slanci si sono rivelati impotenti, ora che sappiamo che al mondo non esiste libertà, nè felicità, tuttavia, sono certa, i nostri ideali non ci hanno abbandonati e ancora ci possiamo riconoscere occhi negli occhi, per le strade. ora che la lotta è tutta interna e non trova alleati, ora è tutta tesa a non farsi sopraffare.
giovedì, 06 dicembre 2007
sono la ragazza con gli stivali e il cappotto dal lato opposto della stazione che non passa mai. non aspetta, non si muove, non attraversa, fissa dall'altra parte e spera, sorride e si avvolge nelle proprie certezze senza distogliere lo sguardo, senza mai distogliere lo sguardo un attimo.
domenica, 02 dicembre 2007
"Non riesco a capire la sua esistenza!In nessun modo, non ci riesco, non ci riesco! Se si allontana da me per cinque minuti soltanto comincio a dubitare che esista realmente.; se l'assenza dura due ore, tutti quei vecchi sentimenti mi ritornano, diventati certezza; certezza che si tratti soltanto di un sogno, che questa apparizione non può essere un fatto oggettivo dell'esperienza, dal momento che l'impossibile è impossibile."
Aspetto gennaio, lo aspetto con ansia rinnovata e angosciosa, confido nel suo freddo che geli il cuore in varie parti, aspetto che sia davvero inverno, che tutti i moti folli si addormentino e appassiscano. aspetto la stagione in cui la ragione prende il sopravvento e le luci sono soltanto artificiali. dicembre ha ancora troppi passi da spargere nel mio spazio, troppi tempi e movimenti e troppi fuochi assopiti e mai spenti, troppi echi di falsi addii. aspetto di avere una ragione per aspettare la primavera, aspetto che la stazione passi, perchè sembra una stazione infinita. aspetto che il cinismo mi insegni che nulla è senza fine, aspetto di non pretendere e di essere ancora chi, poi, davvero, non so se voglio essere. aspetto di ricostruire, con pazienza, i miei sentimenti, aspetto di sapere e di non domandarmi, nulla, così è.
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